L'altra metà del vento


Un giorno mi è stato chiesto perché ci siano poche donne che praticano windsurf. Con i soliti modi "garbati" che mi contraddistinguono ho risposto:- chiedilo a quelle che non lo praticano!-. Poi ognuno ha detto la sua. Chi ha affermato che la maggior parte delle donne ha in testa solo vestiti e gioielli, chi ha raccontato di come tutte le ragazze che ha avuto pretendessero di salire sulla tavola e imparare all'istante, chi ha fatto ammissione di colpa considerando che le ragazze hanno bisogno di attrezzatura a misura loro, leggera e maneggevole, e non di quella dismessa e pesantissima con la quale aveva iniziato il rispettivo ragazzo dieci anni prima. Alla fine non c'è stata una risposta definitiva e questa domanda ha continuato a martellarmi nella testa.

Spesso penso a quale ragazza sana di mente può deliberatamente venire l'idea di cominciare a trascinarsi dietro tavoloni enormi e pesantissimi che non entrano nelle piccole macchine tipicamente femminili, di rovinarsi le mani cercando di cazzare le vele, di prendere colpi da tutte le parti, di centrare sempre con i piedi rocce taglienti o l'unico riccio presente sulla spiaggia cadendo dalla tavola, di uscire dall'acqua con i capelli di una gorgone, di avere un'abbronzatura a strisce per la presenza delle varie mute. Tutto questo il più delle volte, soprattutto all'inizio, per veleggiare nelle tranquille acque estive. E poi diciamo la verità.: se una ragazza è carina, lo è anche senza messa in piega, con la muta addosso e con le unghie tagliate corte, ma se è solo simpatica, certamente il windsurf non l'aiuterà a valorizzare il suo aspetto esteriore. A livello interiore è tutta un'altra questione. Questo sport mi ha dato moltissimo. Mi ha insegnato ad aver fiducia in me stessa, a non avere paura di provarci, a non scoraggiarmi di fronte alle difficoltà. Ho scoperto di essere capace di determinazione e costanza. E poi ho scoperto il cazzavele per trimmare il rig salvandomi le mani e le scarpette per preservare i piedi. Le tavole sono diventate più piccole e maneggevoli. Ho comprato un'auto più grande. Ho rinunciato all'abbronzatura che tutto sommato accellera l'invecchiamento cutaneo. Non ho ancora risolto il problema dei capelli che d'estate, senza cappuccio, mi danno sempre un gran fastidio, ma che mi ostino a tenere lunghi. Ho conosciuto moltissime persone che stimo e che mi hanno aiutato e continuano ad aiutarmi a migliorare.

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Amy Carter

Non so per quale motivo ho cominciato. Forse solo perché sono molto testarda o perché mi piacciono le cose difficili o perché sono stata fortunata ad incontrare delle persone che mi hanno incoraggiata. Ma so per certo che, superate le prime difficoltà, il windsurf è lo sport più bello e appagante del mondo. La prima planata è una sensazione indimenticabile. Oggi quando prendo qualche bel tiro, l'ultimo è sulla gamba, mi sento proprio come un eroe omerico di ritorno da una battaglia, felice di portarmi a casa il segno che anche in quel giorno di vento io c'ero ed ho fatto il mio dovere.

Ora la mia tavola è rotta e continuo a ripetermi “meglio lei che io”, ma non ci credo fino in fondo e mi sento in colpa per non essermene presa cura a sufficienza. Non ho nemmeno capito quando e come è successo ma, planate a parte, mi manca anche il solito carica e scarica dalla macchina.

APR144



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